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giovedì 7 maggio 2009

Fanta-archeologia


Andreas Eschbach, Lo specchio di Dio (Jesus Video, 1998)

Dopo un periodo di pigrizia imperdonabile torno a recensire robaccia su questo blog... e questa volta ho deciso di svecchiare un po' il contenuto della paginetta, parlando di un romanzo recente (o perlomeno parecchio più recente dei precedenti!). Trattasi ordunque di un libro tedesco, scritto dall'autore di SF Andreas Eschbach. Ho detto SF? In effetti il genere di partenza di Eschbach è proprio quello, però il romanzo in questione è fondamentalmente un thriller in senso classico, benché condito con elementi fantastici (anzi, con un solo elemento fantastico che però condiziona tutta la vicenda). E allora via, più veloce della luce, squillino le trombe e diamo inizio all'analisi del romanzo!
La storia è ambientata in Israele, dove una serie di scavi archeologici sotto la guida del professore inglese Wilford-Smith porta alla luce un reperto a dir poco straordinario: uno scheletro umano che, senza ombra di dubbio, risale all'epoca di Gesù Cristo, eppure presenta otturazioni dentarie e una frattura curata con la tecnica medica moderna... e, soprattutto, ha con sé una scatola di plastica contenente il manuale di una videocamera non ancora uscita sul mercato! Sembrerebbe uno scherzo, eppure le analisi scientifiche provano che è tutto vero: si tratta dei resti di un viaggiatore temporale! Questa incredibile scoperta viene fatta dal nostro protagonista, Stephen Foxx, uno studente americano che sfruttando la sua intelligenza e astuzia è riuscito giovanissimo a fare una fortuna con la vendita di software (software che non era nemmeno opera sua, a dirla tutta) e che si diletta a partecipare a spedizioni archeologiche per il gusto dell'avventura.
Stephen Foxx è un protagonista un po' diverso dal solito eroe senza macchia che ci potremmo aspettare: specie all'inizio è egoista, materialista e nutre ambizioni enormi - dopotutto è incredibilmente sveglio e ha già fatto un mucchio di soldi grazie alla sua intelligenza. Personalmente l'ho trovato un personaggio interessante, ma profondamente antipatico. Il nostro Stephen, a suo dire seguendo un impulso inspiegabile, decide di nascondere una serie di foglietti che accompagnavano il manuale della videocamera per studiarli per conto proprio. Wilford-Smith e i suoi colleghi quindi sanno dell'esistenza dello scheletro e del manuale, ma non delle annotazioni lasciate dal viaggiatore nel tempo.
Subito compare un nuovo personaggio, quello che potremmo definire il cattivone della vicenda: John Kaun, uno spietato miliardario americano a capo di un network televisivo in ascesa. Kaun intende sfruttare la sconcertante scoperta per consolidare la sua posizione e trarne un guadagno senza precedenti: o trasmettendo il filmato (una volta trovata la videocamera col filmato al suo interno), oppure ricattando la Chiesa cattolica perché lo paghi profumatamente in cambio del suo silenzio riguardo un filmato che, chissà, potrebbe scuotere alle fondamente l'intera Cristianità.
La sfida, dunque, è tra Foxx e Kaun, intorno ai quali ruota un ampio cast di personaggi: Judith Menerz, una ragazza israeliana da cui Stephen è attratto (nulla di romantico, si direbbe: il nostro ha semplicemente una gran voglia di farsela!); il fratello di Judith, Jehoshua (spero di aver scritto tutte le h al posto giusto!), uno studioso che aiuta i due a decifrare i fogli lasciati dal viaggiatore nel tempo; Peter Eisenhardt, uno scrittore di fantascienza tedesco legato indirettamente all'azienda di Kaun (che finanzia la casa editrice che pubblica i romanzi del tedesco), chiamato dietro lauto compenso a formulare teorie sulla videocamera, nella speranza di capire le modalità e il vero obiettivo del viaggio temporale; Ryan, lo scagnozzo di Kaun, una sorta di spia-killer (almeno apparentemente...), sguinzagliato sulle tracce di Stephen e compagni una volta scoperto l'inganno del giovane americano; il professor Wilford-Smith, una figura ben più misteriosa di quanto appaia inizialmente; padre Lukas, un povero prete di Gerusalemme che si occupa dei poveri e dei derelitti della città; padre Scarfaro, un cattivissimo inviato del Vaticano, che con lo zelo di un inquisitore cerca di fermare i piani di Kaun; e altri personaggi ancora.
Non sto a rivelare troppi dettagli sulla trama, ma mi soffermo sulla vicenda in generale e sul modo in cui viene sviluppata: non si tratta di un thriller tutto sparatorie e inseguimenti come si potrebbe pensare, anzi! Anche se gli inseguimenti abbondano e qualche sparatoria non manca, non si tratta di una storia violenta con dei killer spietati sulle tracce degli eroi: tutti i personaggi, buoni o cattivi che siano (ed è difficile tracciare una linea di demarcazione netta), agiscono seguendo i propri interessi, ma rimanendo sempre più o meno entro i limiti della legalità, o perlomeno senza compiere azioni eclatanti come omicidi o rapimenti. Si tratta quindi di un "thriller" atipico, molto leggero per quanto riguarda la suspence e l'azione. Quello che più conta è il mistero in sé, che viene gradualmente alla luce, man mano confermando o smentendo le miriadi di ipotesi formulate dai personaggi.
Un aspetto particolare è tutta la questione religiosa alla base della vicenda: al giorno d'oggi un thriller che coinvolge il Vaticano potrebbe sembrare scontato, ma il romanzo di Eschbach risale a più di dieci anni fa, ergo non andrebbe per forza ricollegato a Il codice Da Vinci... anche perché non mi sembra un'opera che si limiti ad attaccare banalmente la Chiesa, semmai ne mostra le varie facce - dal buono e generoso padre Lukas, vero esempio di carità cristiana, al perfido Scarfaro che in alcuni punti mi ha quasi ricordato Nicolas Eymerich. Semmai mi ha un po' irritato l'immagine della Chiesa data negli ultimi capitoli - un po' scontata e trita... beh, saranno opinioni personali dell'autore! In ogni caso, perdonatemi lo SPOILER...

la visione del video in uno degli ultimi capitoli è un momento altamente lirico e ricco di pathos, quasi commovente (ma non rivelo altro).

Tra i personaggi ho trovato molto carina la figura di Eisenhardt, uno scrittore un po' fuori dal mondo, fondamentalmente un debole che fa fatica a compiere qualunque azione degna di nota nella storia, anche se le sue teorie sul viaggio nel tempo sono molto interessanti. Penso sia una figura autoironica creata da Eschbach per prendere in giro lo stereotipo dello scrittore di fantascienza - quindi si può dire che il romanzo contenga un elemento metaletterario (ma come sono colto, ahah!).
Vediamo dunque di formulare un giudizio globale su quest'opera.
Chi si aspetta un thriller in senso stretto potrebbe rimanere deluso, come anche chi si aspetta un romanzo fantastico a tutto tondo, con eventi incredibili e rivelazioni sconvolgenti. Alla fine della storia rimane un po' la sensazione che il romanzo giochi molto sul non detto, su quanto rimane avvolto dal mistero. L'autore non fornisce risposte certe, alla fine rimangono tante ipotesi e nessuna spiegazione esauriente. Devo dire che, in questo senso, il libro mi è sembrato un po' un'opera incompleta, o perlomeno un'opera che non dice tutto quello che potrebbe dire, in cui la storia non viene sfruttata a dovere, non si esprime al massimo del suo potenziale. Insomma, manca qualcosa... ma credo sia stata una scelta consapevole dello scrittore. In ogni caso gli ultimi capitoli contengono alcune scene davvero brillanti che mi sono piaciute davvero molto, inoltre la storia in sé è interessante e ben congegnata, anche se forse non coinvolge come ci si potrebbe aspettare da un thriller (e, in fondo, Lo specchio di Dio un vero thriller non è). Insomma un buon libro, con delle ottime idee, non un capolavoro ma una lettura piacevole e con degli spunti interessanti. Se poi voleste farvi un'idea sulla vita in Israele e sulla complessa società di quel Paese il romanzo contiene molte informazioni interessanti... e spesso curiose.
Complessivamente darei un 7-7,5, se proprio volessi attribuire un voto numerico al libro. Prima o poi dovrò leggere il romanzo Miliardi di tappeti di capelli, dove Eschbach si dedica alla SF in senso stretto... e quando lo farò provvederò a recensirlo sul blog. Sciao!

sabato 7 marzo 2009

Teatro dell'assurdo in un bar extradimensionale


Fritz Leiber, Il grande tempo (The Big Time, 1958)

Ultimamente sto leggendo numerosi libri, come sempre... ovvero, ne inizio uno, poi in un momento di noia ne inizio un altro, e finisco per leggere mille cose tutte insieme (e se consideriamo che sono un lettore molto pigro e col passare degli anni leggo sempre più lentamente, i miei tempi di lettura si dilatano verso l'infinito). Così, mentre pian piano leggiucchio altri simpatici libretti che prima o poi finiranno su questa pagina, mi soffermo un attimo su un libro letto un paio di mesi fa - un'opera veramente strana e fuori dagli schemi, soprattutto se consideriamo il periodo in cui venne scritta (fine anni '50).
Fritz Leiber (1910-1992) è uno dei Grandi Vecchi della letteratura fantastica americana (insieme, tanto per fare qualche nome, a Jack Vance, Isaac Asimov, Philip J. Farmer...), uno scrittore la cui produzione spazia dalla fantascienza in senso stretto alla fantasy furfantesca (le avventure di Fafhrd e del Grey Mouser), sempre con notevoli tocchi di ironia. Il grande tempo appartiene formalmente alla fantascienza, ma è un romanzo davvero insolito: di fatto è interamente ambientato in un Locale fuori dal tempo e dallo spazio, abitato da un gruppo di personaggi strani e originali, tutti coinvolti in una guerra di proporzioni cosmiche tra due fazioni, i Ragni e i Serpenti. Non è ben chiaro quali siano gli scopi delle due "organizzazioni", ma apparentemente i Ragni (fazione alla quale sono affiliati i nostri eroi) perseguono fini positivi rispetto a quelli dei biechi Serpenti. Certo però che anche i Ragni, subdoli manipolatori del destino umano e della storia, non possono definirsi esattamente dei simpaticoni. Ragni e Serpenti combattono una guerra eterna in tanti luoghi e in tante epoche: il loro conflitto, la Guerra del Cambio, avviene sui campi di battaglia di tutta la storia umana, dall'antica Grecia alle due guerre mondiali; la storia, in questo modo, viene continuamente alterata dai Venti del Cambio provocati dagli interventi delle due fazioni sulla storia della Terra. Non che la Guerra del Cambio si limiti alla Terra e alla razza umana: tra i protagonisti del romanzo compaiono un alieno di un passato remotissimo, così come una specie di satiro proveniente dal lontanissimo futuro. La Guerra del Cambio, dunque, travalica il tempo e lo spazio, fino a raggiungere proporzioni e fini incomprensibili per la mente umana.
I personaggi si muovono all'interno del Locale, una sorta di bar e di clinica allo stesso tempo: in esso i soldati dei Ragni possono riposare e riprendersi psicologicamente nei brevi periodi tra una battaglia e l'altra. Questi soldati, così come il personale del Locale, sono Demoni, ovvero comuni mortali ai quali, in punto di morte, è stata offerta la possibilità di vivere (in eterno?) al servizio dei Ragni in questa realtà extradimensionale. Essi provengono da ogni luogo e da tutte le epoche: tra i protagonisti troviamo un soldato romano, un ufficiale nazista proveniente da una linea temporale in cui l'Asse ha trionfato (una possibile ispirazione per Dick?), un poeta e tenente inglese morto durante la prima guerra mondiale, un intellettuale elisabettiano, uno scienziato russo e così via. La voce narrante è quella di Greta Forzane, una giovane donna che lavora nel Locale come entraineuse. Greta è anche l'amante del nazista Erich von Hohenwald, di cui spesso non condivide il modo di fare diretto e brutale. Erich è fin da subito ai ferri corti col poeta Bruce Marchant, il quale rifiuta di obbedire al volere dei Ragni e cerca quelle risposte che, in fondo, tutti i personaggi vorrebbero ottenere. Qual è poi il senso di questo eterno conflitto? La risposta, ovviamente, non viene data dall'autore: forse è veramente al di là della comprensione della razza umana, incluso lo stesso Leiber.
Il romanzo è relativamente breve ed è strutturato in maniera molto simile ad un'opera teatrale: all'inizio del libro troviamo subito il "cast" con indicati i rispettivi ruoli nella storia; inoltre l'intera vicenda si svolge nel Locale, uno spazio chiuso e limitato, quasi paradossalmente in opposizione ai mostruosi scenari cosmici evocati dalle parole dei personaggi. In questo senso il romanzo è relativamente facile da adattare per il teatro, esperimento già tentato da molti con successo. In fondo sembra quasi di leggere un'opera di Beckett: un luogo fuori dal tempo e dallo spazio, personaggi assurdi, una vicenda incomprensibile... Il romanzo, visti i temi trattati, potrebbe apparire pesante e quasi angosciante, eppure Leiber usa la sua solita ironia per rendere leggera la lettura del suo libro. Diciamo che il miele dell'ironia rende meno amaro l'assenzio della lotta cosmica che tutto include e tutto divora. Ne Il grande tempo il concetto di viaggio temporale viene portato alle estreme conseguenze, cosicché la Storia stessa non è più qualcosa di certo e di immutabile. In effetti è come se il Locale fosse l'unico luogo sicuro e stabile dell'universo - e apparentemente i Locali potrebbero essere innumerevoli, anche se nel romanzo ne appare solo uno. Al giorno d'oggi molti di questi temi sono stati sfruttati a fondo dalla letteratura fantastica, ma qui parliamo di mezzo secolo fa - e Leiber non può che apparire come un precursore di molte tendenze della SF contemporanea.
Un romanzo folle e visionario, angosciante e al contempo quasi comico: un vero spettacolo dell'assurdo.

venerdì 6 marzo 2009

Un'inquietante ucronia


Philip K. Dick, La svastica sul sole (The Man in the High Castle, 1962)

Iniziamo con un "classicone" della fantascienza, uno di quei libri che hanno veramente lasciato un segno indelebile nella storia del genere... e forse della letteratura in generale. Notoriamente il buon Dick (1928-1982) è uno di quegli scrittori "di genere" che col passare degli anni sono stati parecchio rivalutati dalla critica, che ne ha scoperto e infine esaltato il valore squisitamente letterario. Peccato che sia stata una rivalutazione postuma...
Ammetto subito che questo è il primissimo libro di Dick che ho letto (ho iniziato ad approfondire la fantascienza solo di recente) e quindi non posso ritenermi un esperto della produzione dello scrittore americano. In ogni caso direi che proseguirò con altre sue opere, data l'indubbia maestria di questo genio folle... Il romanzo appartiene al sottogenere della SF noto come storia alternativa o anche, più tecnicamente, ucronia (come l'utopia, solo che in questo caso la storia si svolge "in nessun tempo"). L'autore immagina che il secondo conflitto mondiale sia finito diversamente da come ci dicono i libri di storia, infatti nel suo mondo l'Asse ha vinto su tutti i fronti, conquistando di fatto l'intero pianeta, ora diviso tra Germania e Giappone (l'Italia fascista è stata relegata ad un ruolo di secondo piano). L'URSS è caduta sotto l'assalto nazista, privando gli Alleati di una grossa fetta delle loro forze e causando la disfatta finale delle forze angloamericane. Dick spiega questo disastro con la morte prematura di Roosevelt, che in questo mondo immaginario è stato assassinato nel 1934. I suoi successori non sono stati in grado di affrontare la marea nazista e gli Stati Uniti sono infine caduti anch'essi. La storia è ambientata nel periodo in cui il romanzo venne scritto, ma la realtà è del tutto diversa da quella che conosciamo: gli USA sono divisi in due, con la parte occidentale in mano ai giapponesi, dominatori relativamente mansueti, e quella orientale sotto il pugno di ferro del Reich. La storia si svolge nel primo di questi due territori: gli statunitensi vivono sotto l'occupazione giapponese e devono adeguarsi alle norme imposte dai dominatori, tra le quali spicca una fortissima etichetta che regola i comportamenti quotidiani, dove gli americani si sentono sempre dei rozzi barbari bianchi, privi di quel perfetto autocontrollo che sfoggiano i loro padroni. Il rapporto tra americani e giapponesi ha esiti curiosi: Dick rovescia lo stereotipo del turista occidentale sempre a caccia di souvenir, mostrando un mondo dove sono i giapponesi a cercare oggetti tipici della tradizione americana, senza fare molta distinzione tra una pistola della Guerra di Secessione (probabilmente un falso) e un orologio di Topolino risalente a prima della guerra. Sulla costa occidentale, invece, i tedeschi hanno imposto un regime crudele, in cui gli afroamericani sono tagliati fuori dalla società bianca e gli ebrei inevitabilmente destinati ai campi di sterminio. Di fronte al terrore nazista l'America nipponica sembra quasi un paradiso, ma non è tutto rose e fiori come potrebbe apparire a prima vista (a questo proposito, è estremamente interessante l'apparato critico che correda il romanzo, fornendo numerosi spunti di riflessione).
Non che il resto del mondo se la passi meglio, tutt'altro: l'Europa è in mano ai nazisti e le popolazioni slave, giudicate inferiori, sono state trapiantate in Asia e ridotte a una massa di selvaggi dal folle piano del Reich; in Africa le popolazioni locali sono state completamente sterminate in nome del delirante credo della superiorità della razza ariana, trasformando il continente in un grande deserto; inoltre, riallacciandosi alla fantascienza in senso classiso, Dick racconta dei progressi tecnologici del Reich, intento a lanciare razzi nello spazio per colonizzare Marte e diffondere così la propria ideologia in altri mondi. I tedeschi sono anche in possesso della bomba atomica, pronti ad usarla contro l'alleato giapponese che, sotto sotto, hanno sempre considerato inferiore. Lo scenario dunque è a dir poco fosco e inquietante, anche perché in questo mondo alternativo lo stesso Hitler non è più al potere da molti anni, divorato dalla sua stessa follia: come ci mostra Dick, la perversa macchina di morte nazista è talmente ben oliata che riesce a funzionare ugualmente e a perseguire i suoi fini sanguinari anche senza lo zio Adolf al comando...
Il romanzo ha molti protagonisti: Robert Childan, un antiquario che vende "oggetti della tradizione americana" ai giapponesi e che nel corso del romanzo si troverà in diverse situazioni problematiche quando non imbarazzanti; Frank Frink, un comune uomo della strada che decide di mettersi a lavorare in proprio, creando insieme ad un amico lavori d'artigianato "100% americano", ma che deve anche nascondere le sue origini ebraiche per evitare la persecuzione; Juliana, l'ex moglie di Frank, in viaggio con il suo amante, un misterioso camionista italiano; Nobosuke Tagomi, un importante dignitario giapponese che si troverà anch'egli in situazioni non esattamente idilliache; il signor Baynes, misterioso uomo d'affari svedese che si reca negli USA con una missione segreta; e infine Hawthorne Abendsen, uno scrittore la cui figura incombe sulle vicende degli altri protagonisti fin dall'inizio ma che comparirà solo alla fine del romanzo.
E' proprio Abendsen che diventa, a modo suo, il vero protagonista della storia: gli altri personaggi ne parlano in continuazione anche se egli non compare di persona se non nell'ultimo capitolo. Abendsen è l'autore di un romanzo, La cavalletta non si alzerà più, che ha conquistato innumerevoli lettori negli Stati Americani del Pacifico, mentre è un'opera bandita nel Reich. Il libro narra di un mondo in cui Germania e Giappone sono stati effettivamente sconfitti dagli Alleati, ma non è il nostro mondo: vi sono alcune differenze sostanziali, come il fatto che le due potenze rimaste in campo non sono gli USA e l'URSS bensì gli USA e l'Impero Britannico... Attraverso questo gioco letterario Dick ci mostra un'ucronia nell'ucronia, o se vogliamo un'utopia nella distopia... e il finale, che non rivelerò, è tanto ostico e allucinatorio quanto geniale. L'altro grande libro intorno a cui ruotano le vicende dei personaggi è l'I Ching, l'antico oracolo cinese a cui quasi tutti i protagonisti, giapponesi o americani, si affidano per conoscere il loro destino.
Nel romanzo di Dick si può trovare di tutto: fantastoria, metaletteratura, riflessioni politiche, etniche e culturali, analisi (anche troppo brutali, in un certo senso) della mentalità nazista, oltre ad elementi più tradizionali come l'azione, la suspense e (in un certo senso) l'amore. Il libro non è velocissimo (anzi, molti passaggi sono lenti, essendo dedicati alla descrizione delle attività lavorative dei vari personaggi), ma è una grande lettura che, oltre a divertire, porta il lettore a riflettere su molti temi difficili. Lo scrittore analizza la società statunitense del suo tempo sotto la lente distorta della distopia, mostrandone i lati oscuri, come la facile accettazione della dittatura e del razzismo, ma rivendicando comunque la dignità e la forza del popolo americano di fronte alla sconfitta e all'occupazione. I personaggi non sono buoni o cattivi in senso tradizionale: hanno tutti molti difetti ma ognuno, a modo suo, alla fine trionfa. Anche se le sorti di questo mondo immaginario sono tutt'altro che rassicuranti - e alla fine del libro Dick non dà risposte certe a molti interrogativi lasciati dalla vicenda narrata. Forse è vero che la vera letteratura è quella che pone degli interrogativi senza volere per forza darvi una risposta...
Non me la sento di dare un voto numerico ai libri, anche se la tentazione è forte. Certo è che La svastica sul sole, se non arriva al dieci, è proprio lì lì...

Inauguriamo una nuova epopea...

Mi presento, son l'orsetto ric... no, scusate, volevo dire: mi presento, sono Tomashiro, il neotitolare di questo blog. Su di me non ci sono molte cose da dire, se non che sono fondamentalmente un nerd (e già il fatto che abbia creato un blog è indicativo di questa "triste" realtà). Pertanto ho deciso di dedicare una parte del mio tempo, quella che non dedico a fumetti, libri fantasy e SF, videogiochi, giochi di ruolo, wargames e musica metal, alla creazione di questa paginetta dove intendo parlare di... beh, di fumetti, libri fantasy e SF, videogiochi, giochi di ruolo, wargames e musica metal! :-D
Scherzi a parte, ho deciso di dedicare il blog principalmente alla letteratura (tendenzialmente alla letteratura fantastica ma... chissà... forse finirò per parlare anche di altro), quindi a recensioni e approfondimenti su opere varie. Sono sempre stato un divoratore di narrativa fantasy (iniziò tutto quando a 12 anni mio zio mi regalò Lo Hobbit e l'anno dopo mia nonna "rincarò la dose" con Il Signore degli Anelli), anche se ultimamente sono più attratto dalla fantascienza che trovo più speculativa, interessante e letterariamente rilevante... o forse sto semplicemente invecchiando!
E allora via, più veloce della luce! La prima recensiùn è in dirittura d'arrivo... ^^