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giovedì 24 dicembre 2009

Il mattone per eccellenza... ma solo per il numero di pagine! :)

Stephen King, It (It, 1986)
Cosa posso dire di questo libro che non sia già stato detto e ridetto un'infinità di volte? Forse il capolavoro del Re, un'intensa e bellissima storia sull'amicizia, sull'infanzia e sul diventare adulti prima ancora che un horror di prima categoria. Un horror con un cattivone ormai entrato nell'immaginario collettivo (chi non prova un minimo di inquietudine alla vista di un clown?) ed un intreccio orrorifico-fiabesco davvero affascinante, che rimane impresso nella mente del lettore. Ma, appunto, quello che personalmente mi colpisce di questo mastodontico romanzo è il lato umano, le vicende dei suoi protagonisti, la storia della vita di ciascuno di loro. Bill, Ben, Beverly, Mike, Richie, Eddie, Stan... ognuno di loro è descritto in maniera così vivida che sembra uscire dalla pagina stampata, sembra una persona reale, addirittura un vecchio amico. Chi da ragazzino non si è sentito qualche volta come uno degli sfigatelli del Club dei Perdenti? Chi non si rivede in qualcuna delle innumerevoli storie raccontate da King, tutte così piene di dettagli, anche irrilevanti, da farle sembrare quasi più autentiche della vita reale? Sicuramente il marchio di fabbrica di Stephen King è la sua proverbiale logorrea: se può allungare il brodo con 400 pagine di divagazioni sulle abitudini alimentari di uno dei protagonisti o sulla vita sessuale di qualche personaggio di secondo piano lo fa senza esitazioni. Nei suoi libri spesso veniamo a sapere quante volte al giorno i personaggi vanno in bagno, che salsa preferiscono negli hot dog, qual è il loro telefilm preferito. Dettagli inutili e digressioni fuori luogo? Forse, ma quanto realismo aggiungono queste piccolezze alla storia! Il King migliore (che è quello del romanzo in esame, penso di poterlo dire) riesce a creare personaggi e luoghi così dettagliati e realistici che il lettore finisce per immergersi nella storia al punto da viverla in prima persona, entrando a tutti gli effetti nel mondo del Re del brivido.
I fumetti, i dischi di rock n' roll, i film, i dolciumi: tutti dettagli che rendono viva e reale la vicenda dei sette bambini di Derry negli anni '50. Un affresco bellissimo, una vicenda piena di amicizia, di problemi quotidiani, di scampagnate, zuffe, risate, lacrime, insomma una storia stupenda, spassosa e triste al tempo stesso... che incontra la terrificante storia del clown assassino Pennywise, della città di Derry dove il male è di casa e dove gli adulti sembrano quasi indifferenti al'orrore che si nasconde nel sottosuolo, come se la città avesse accettato da tempo la presenza del male e preferisse distogliere lo sguardo. E Pennywise, cioè It, uccide un bambino dopo l'altro, assumendo di volta in volta sembianze diverse: il pagliaccio, il licantropo, la mummia... Sono le paure più o meno inconsce delle sue vittime a dare a It una forma concreta. E It vive sotto Derry da migliaia o forse addirittura milioni di anni. Dopo l'arrivo dei coloni europei e la fondazione di Derry il mostro si è svegliato e da allora ogni ventisette anni circa torna a colpire, finché nel 1958 non gli si parano davanti sette degni avversari... i bambini protagonisti del romanzo.
"Big" Bill Denbrough, balbuziente ma allo stesso tempo carismatico, è il capo dei Perdenti. Suo fratello George è stato la prima vittima di It nell'autunno del 1957 e Bill non si dà pace, vuole vendicarne la morte. Ben "Covone" Hanscom, il bambino grasso vittima dei bulli della scuola, è afflitto dalla propria obesità ma allo stesso tempo è intelligente e pieno di risorse. Beverly Marsh, oppressa da un padre violento a cui però vuole fin troppo bene, è l'unica ragazza del gruppo e Ben ne è follemente innamorato. Mike Hanlon, l'ultimo a entrare nei Perdenti, è un ragazzo di colore, che da adulto sarà forse il personaggio più importante del gruppo. Richie Tozier è il chiacchierone, il buffone sempre pronto ad imitare e prendere in giro tutto e tutti, anche quando potrebbe finire male. Eddie Kaspbrak è tormentato dall'asma, ma ancora di più da una madre follemente iperprotettiva e ipocondriaca. Infine Stan Uris, il bambino ebreo, intelligente e ordinato, è la il più "normale" del gruppo ma finirà per essere la figura forse più tragica del romanzo.
Questa squadra di ragazzini, perennemente inseguiti dai bulli capeggiati da Henry Bowers, dovrà affrontare il mostro che si nasconde sotto la città, un mostro quasi onnipotente che però riusciranno a fronteggiare e a sconfiggere grazie alla loro amicizia che assume connotati quasi magici, soprattutto nell'ultima parte del romanzo, dove si conclude tanto il primo quanto il secondo scontro con It. Infatti le due vicende, quella passata (1958) e quella presente (1985) vengono narrate in parallelo, cosicché conosciamo i nostri sette eroi sia da bambini che da adulti e progressivamente veniamo ad apprendere il loro carattere i loro destini.
Da adulti i Perdenti (eccetto Mike) hanno tutti lasciato Derry da tempo e hanno fatto carriera: ognuno di loro è ricco e (chi più, chi meno) famoso, ma quando il passato torna a bussare alla loro porta (anzi, a chiamare al loro telefono) saranno costretti a ritornare nei luoghi della loro infanzia per lo scontro finale...
It è un romanzo lunghissimo, epico, terrificante ma allo stesso tempo dolce ed emozionante: a mio parere le vicende degli eroi, con il passaggio dall'infanzia all'età adulta, sono interessanti quasi più della trama horror! King ci presenta un'opera totale, un quadro ricchissimo e dettagliatissimo, dove la storia della città di Derry incontra quella di It e finisce per scorrere in parallelo alle malefatte del mostro... e ci mostra la provincia americana in due epoche diverse, uno spaccato realistico e al contempo fantastico. Come dice King nella dedica a inizio romanzo, la magia esiste... e sicuramente questo libro è magico come pochi altri.

mercoledì 20 maggio 2009

Paura e disgusto a Calcutta


Dan Simmons, Il canto di Kali (Song of Kali, 1985)

Avevo detto domani? E quel domani era domenica? Mannaggia, la mia pigrizia come sempre prevale su tutte le buone intenzioni! :-P Beh, eccomi qua, parliamo del libro d'esordio di Dan Simmons, il visionario creatore del magniloquente ciclo dei Canti di Hyperion... come partire, se non con una frase d'effetto?

Questo libro è assolutamente orribile.

Orribile non in senso artistico: il romanzo è scritto benissimo, la storia scorre che è un piacere, i personaggi sono caratterizzati bene, la vicenda è intrigante... però il tutto è condito da elementi fortemente disgustosi e/o macabri, per cui è roba per stomaci forti, siete avvisati!
Dunque, dato che la tendenza a inquadrare ogni romanzo in un genere particolare è sempre fortissima, direi che Il canto di Kali è fondamentalmente un giallo/noir, o semplicemente un romanzo drammatico... che scivola nell'horror se consideriamo reali gli eventi apparentemente soprannaturali che accadono nel corso della storia, mai del tutto spiegati. Questo se partiamo dal presupposto che il genere horror si definisca come tale in base alla presenza in esso dell'elemento soprannaturale: se invece per horror intendiamo lo splatter e il macabro fine a se stesso come tende a fare Hollywood da qualche anno a questa parte, allora bolliamo tranquillamente il romanzo di Simmons come horror tout-court.
Il romanzo, ambientato nel 1977, narra la vicenda di Robert Luczak, un poeta e giornalista americano di origine polacca che riceve un incarico particolare: recarsi a Calcutta per recuperare il manoscritto dell'ultima opera del poeta bengalese Das e, se possibile, intervistare l'autore stesso. Un aspetto curioso dell'incarico è che Das risulta essere disperso da diversi anni, probabilmente morto annegato, eppure diversi personaggi di spicco della scena culturale indiana sono pronti a giurare che egli sia vivo e pronto ad incontrare Robert. Benché il collega di Robert, Abe Bronstein, cerchi di dissuaderlo in tutti i modi dall'andare in quella città maledetta, il nostro protagonista decide di partire, accompagnato dalla moglie indiana Amrita, una docente di matematica poliglotta, e dalla figlioletta in fasce, Victoria. Una volta giunti a Calcutta si trovano davanti un quadro di miseria e degrado, malattia e criminalità, un vero inferno sulla terra. Forse è questo l'aspetto più rilevante del romanzo: la descrizione della miseria più totale, senza remore e senza censure, per non dire senza pietà. Quest'ambiente degradato ha una sua poesia particolare, decadente se vogliamo, e Simmons ne tratteggia il quadro in maniera quasi violenta, lasciando un ricordo indelebile nella mente del lettore. Lo stesso Robert, che narra la sua storia in prima persona, non manca più volte di esprimere il suo disgusto verso quel microcosmo affollato di mendicanti, lebbrosi, criminali spietati, in un crescendo di disgusto che inevitabilmente rende la lettura pesante per chi non ama il macabro (io per esempio non lo amo più di tanto, ma in qualche modo sono arrivato alla fine del libro, eheh!).
Su questo sfondo degradato si svolge la ricerca di Das, durante la quale Robert incontra vari personaggi più o meno pittoreschi che lo aiuteranno o lo ostacoleranno in vari modi, mentre viene alla luce l'esistenza dei Kapalika, un culto di fanatici devoti alla malvagia dea Kali. La vita di Robert e della sua famiglia verrà sconvolta da eventi terribili che li segneranno per sempre e, come lo stesso narratore ci dice fin dalla prima pagina del libro, Calcutta gli si rivelerà come un luogo troppo malvagio e orribile per esistere, una sorta di buco nero o di piaga incurabile. Il libro è una piccola discesa negli inferi: emozionante, affascinante, ma profondamente morboso e a momenti disturbante.
Il romanzo di Dan Simmons, come ho detto all'inizio, è un bel libro. Forse un po' troppo pesante e macabro, specie nel drammatico finale, ma pur sempre una lettura avvincente, che consiglio però solo a chi ha lo stomaco forte. Il libro non dà certo un'idea positiva dell'India, o almeno di Calcutta, ma ne trasmette in un certo senso il fascino esotico, benché sepolto sotto una montagna di rifiuti e di cadaveri di derelitti. Non è certo un libro per bambini!