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martedì 9 febbraio 2010

Nessuna carne verrà risparmiata...


Alan D. Altieri, Magdeburg - L'Eretico, 2005

Tenebre. Tenebre e sangue. Violenza, crudeltà, orrore. Senza speranza.
Se volete farvi un'idea dello stile con cui è scritto il romanzo in questione, eccone un esempio. L'Eretico, primo capitolo della Trilogia di Magdeburg, presenta una narrazione serrata, moderna all'inverosimile, quasi fastidiosamente sintetica e tagliente. Ma andiamo con ordine...
Sergio Altieri, in arte Alan D. Altieri, è da un lato un traduttore (Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco) nonché il direttore editoriale di Urania e altri periodici Mondadori, dall'altro uno scrittore di thriller (che mea culpa, non ho mai letto, quindi non posso fare paragoni con altre opere dell'autore). Con questo libro Altieri è passato ad un genere diverso, il romanzo storico, anche se forse i puristi storceranno il naso davanti a certe trovate dello scrittore. L'anno in cui si svolgono le vicende del romanzo è il 1630: la Guerra dei trent'anni infuria in tutto l'Impero Germanico, con cattolici e luterani che si scannano a vicenda a causa delle rispettive convinzioni religiose - almeno formalmente, poi si sa che la vera causa delle guerre è sempre la politica, le ambizioni dei leader, gli interessi economici e così via... Comunque la violenza della guerra si abbatte senza pietà sulla popolazione civile e il furore della guerra di religione non risparmia nessuno. Infatti all'inizio del romanzo troviamo una povera ragazza, Mikla, condannata al rogo per stregoneria da un simpatico inquisitore, padre Bolanos. La condanna è preceduta da torture e violenza sessuale di gruppo... ma poco prima che la sentenza venga eseguita, un misterioso guerriero in nero stermina i soldatacci che hanno fatto scempio di Mikla e porta in salvo la presunta strega, dopo aver ringraziato l'inquisitore spingendogli una torcia accesa in faccia.
Penso che queste premesse rendano l'idea di cosa possono aspettarsi i lettori dal libro di Altieri: violennza, violenza e altra violenza ancora. Crudeltà feroce e disumana, o forse fin troppo umana? A tratti viene veramente da gridare basta, mentre leggiamo di stupri, squartamenti, pedofilia e sadismo efferato, il tutto benedetto dalla Chiesa - dopotutto i brutali mercenari al soldo dei nobili cattolici combattono l'eresia luterana, no? Un romanzo molto sopra le righe quindi, a tratti sembra davvero che tutta questa brutalità sfiori l'assurdo... ma allo stesso tempo la narrazione è molto coinvolgente ed è difficile non provare compassione per i vari personaggi, innocenti smarriti in un mondo di guerra totale, violenza insensata e tirannia temporale e spirituale. Un romanzo fortemente critico verso la religione cristiana, o almeno le forme più grottesche che ha assunto in passato il potere spirituale legandosi a quello temporale... Anche qui il fanatismo religioso dell'inquisitore Bolanos, che incoraggia la più feroce e bestiale violenza in nome dell'ortodossia cattolica, come anche la brutalità dei mercenari dello schieramento protestante, sempre pronti ad accanirsi contro i "giudei", sembrano quasi paradossali, troppo "forti" perché la lettura di certi capitoli non sia un pugno nello stomaco... Davvero brutale come libro - nella mia personale classifica "scabrosa" ha superato Mater Terribilis di Evangelisti (che è tremendo, davvero tremendo, anche se si tratta di un'opera davvero notevole).
Tutta questa violenza ricorda anche George R. R. Martin, del quale Altieri è il traduttore - alcuni elementi, come l'elenco di case nobiliari e forze militari presente a inizio libro, il nome di uno dei protagonisti (Caleb Stark... il cognome vi ricorda qualcosa?) e altri dettagli fanno pensare che Altieri abbia voluto citare il celebre "collega" americano, al punto che nei ringraziamenti posti alla fine del libro usa esplicitamente una massima amata da Martin (che non svelo, sarà una simpatica sorpresa).
Stilisticamente L'Eretico è un romanzo strano: scritto bene ma, come detto sopra, con uno stile talmente conciso e drammaticamente veloce da sembrare quasi troppo fumettistico, poco letterario. Ma l'effetto, almeno per chi scrive, è gradevole: una narrazione spezzata, per nulla poetica, che ben si sposa con il cinismo e la brutale amarezza del mondo descritto da Altieri. Tenebre, tenebre, nient'altro che tenebre.
Ma la trama in sé qual è? Senza svelare troppo, si può dire che è la storia dell'ascesa al potere di un villain davvero indimenticabile, per la sua crudele, spietata, quasi oscena determinazione. Il nobile Reinhardt von Dekken, il cattivo della situazione, è un mostro che non ha nulla da invidiare ai più raccapriccianti personaggi nati dalla penna di Martin: fanaticamente devoto alla causa cattolica (ma di cristiano ha ben poco, ancora meno dell'inquisitore Eymerich di Evangelisti), è un folle sadico e perverso ma al tempo stesso assolutamente lucido. Un tiranno odioso, malvagio e assetato di sangue, di cui apprendiamo le vicende passate man mano che il romanzo procede. Scopriamo che il fratello maggiore di Dekken, Karl, doveva sposare la figlia del principe Sonderheim, di fede protestante. Pur di scongiurare l'unione con gli eretici, il giovanissimo Reinhardt ordì un terribile e sanguinario complotto...
Il nemico di Dekken (anche se, almeno in questo primo romanzo, i due non si incontrano mai) è l'Eretico in nero, colui che salva Mikla. Nel corso del romanzo ne apprendiamo il nome (uno dei tanti?) e arriviamo ad intuirne l'identità, anche se bisognerà aspettare gli altri due romanzi della trilogia per scoprire altri dettagli... L'Eretico è un'autentica macchina da guerra, un ninja addestrato in Giappone - elemento dissonante quest'ultimo, quasi fumettistico - che, come un novello Gatsu, stermina i nemici con fredda precisione, senza indecisioni. Un combattente eccelso ma anche un uomo amareggiato, dal passato oscuro... A cui si aggregheranno presto altri reietti, i veri eroi del romanzo - i deboli, i vinti, coloro che si ritrovano a vivere in un mondo assurdamente crudele e caotico, le vittime di una guerra feroce e senza senso. Molti personaggi popolano il libro: monache, frati, nobili, popolani... e la ricostruzione storica, dettagliata e scrupolosa, arricchisce la narrazione.
Promosso a pieni voti, dunque: Altieri ci regala un gran bel libro, truculento quasi all'inverosimile (roba per stomaci forti), ma comunque bello. E poi, come nel caso di Martin, tutta la crudeltà e ferocia dei cattivi alla lunga ha un effetto catartico: quando inizia a cadere qualche testa, il lettore non può che sentirsi appagato dalla spietata giustizia poetica incarnata dall'Eretico. Da leggere dunque, ma occhio perché la violenza a volte raggiunge effetti quasi logoranti...

giovedì 19 novembre 2009

Principi d'Ambra, mondi d'Ombra


Roger Zelazny, Le Cronache di Ambra (Chronicles of Amber, 1970-1978)
Un uomo al risveglio si ritrova bloccato a letto, ricoperto di bende e con le gambe ingessate. Come se non bastasse, è completamente privo di memoria, al punto da non conoscere nemmeno la propria identità; l'unica cosa che sa è che ha avuto un incidente d'auto e che è questa la causa del suo attuale stato. Sembra proprio che si trovi in una clinica, infatti ben presto gli infermieri cercano di fargli un'iniezione, nonostante il nostro protagonista si senta perfettamente bene, come dimostra il fatto che le fratture alle gambe siano perfettamente guarite. E l'uomo si rende conto ben presto che lo stordimento che ha colpito i suoi sensi è causato proprio dalle iniezioni che gli vengono regolarmente praticate. Dunque è tenuto in quel luogo contro la sua volontà: decide di ribellarsi, fuggendo con una notevole somma di denaro e l'indirizzo della persona che l'ha fatto rinchiudere lì: Evelyn Flaumel, sua sorella. Nel frattempo scopre anche il proprio nome: Carl Corey. Carl è deciso a scoprire la verità, vuole sapere perché è stato imprigionato in quella clinica privata e soprattutto scoprire chi è lui stesso. Così inizia Nove principi in Ambra, primo romanzo dell'ormai classico ciclo fantasy di Roger Zelazny...
E dire che, a leggere il primo capitolo riassunto fin qui, la storia sembrerebbe non avere proprio niente di fantasy! Più un thriller alla The Bourne Identity, forse, eppure ben presto l'autore cambia completamente le carte in tavola, rivelando la vera identità di Carl Corey (il cui vero nome è Corwin) e dei suoi fratelli e sorelle.
C'è da dire che il ciclo, formato da cinque romanzi (tutti abbastanza brevi, sulle 150 pagine l'uno), è strutturato in maniera tale che un riassunto o anche solo una descrizione della cosmologia della saga diventerebbe un unico grande spoiler: infatti Zelazny narra la storia dal punto di vista del protagonista, che essendo privo di memoria scopre gradualmente la natura del mondo, o meglio dei mondi che lo circondano. Il lettore segue Corwin nel suo viaggio alla scoperta della città Ambra e dei Mondi d'Ombra che ne sono le proiezioni, apprendendo un pezzo alla volta la struttura del cosmo e la vera natura dei personaggi coinvolti nella vicenda. Quindi chi volesse godersi appieno il viaggio teoricamente dovrebbe interrompere qui la lettura. Anche se basta leggere la quarta di copertina per scoprire già fin troppo...
Corwin è uno dei nove principi a cui si riferisce il titolo del primo romanzo, tutti figli di Oberon, signore di Ambra. Gli altri otto sono Eric, Random, Bleys, Julian, Caine, Gérard, Benedict e Brand. Ai figli maschi si aggiungono le femmine: Flora, Deirdre, Llewella e Fiona. Ci sono stati altri fratelli e sorelle, generati nel corso dei millenni, ma alcuni sono morti e altri scomparsi. Tutti i figli di Oberon hanno capacità straordinarie (tra cui una forza sovrumana e una notevole capacità di rigenerazione) e un'altrettanto straordinaria ambizione: da quando Oberon è scomparso, si è scatenata una lotta per il potere in cui i vari fratelli non esitano a complottare gli uni contro gli altri, stringere alleanze tra di loro e creare vaste cospirazioni. Insomma l'intrigo domina ad Ambra e tutti sognano la corona.
Ma che cos'è Ambra? Una città, un regno e il centro del multiverso. Infatti Ambra, tra tutti i reami che compongono il creato, è l'unico vero mondo: tutte le altre realtà non sono che ombre, pallide imitazioni di questa città perfetta. Quindi anche il "mondo reale" che conosciamo è un'Ombra. I figli di Oberon sono in grado di viaggiare tra le Ombre, di passare da un mondo all'altro e, forse, di plasmare gli stessi mondi con la propria volontà. Essendo virtualmente immortali, hanno passato innumerevoli millenni a viaggiare, cercando mondi che fossero di loro gradimento, regni da governare e terre dove vivere mille avventure. Possiedono anche dei tarocchi magici. creati dal pazzo Dworkin, che permettono loro di comunicare l'uno con l'altro anche a interi mondi di distanza e di viaggiare istantaneamente attraverso le carte stesse. Tuttavia Ambra è sempre stata il luogo a cui sono più legati, quello che più desiderano... e per il quale sono disposti a uccidersi tra loro. Al momento è Eric, l'arcinemico di Corwin, a detenere il potere in Ambra, spalleggiato da alcuni dei fratelli. Ma anche Corwin troverà degli alleati e viaggerà attraverso molti mondi fino a giungere a casa per sfidare suo fratello...
La saga è composta, come si è detto, da cinque romanzi: Nove principi in Ambra (Nine Princes in Amber, 1970), Le armi di Avalon (The Guns of Avalon, 1972), Il segno dell'unicorno (Sign of the Unicorn, 1975), La mano di Oberon (The Hand of Oberon, 1976) e Le Corti del Caos (The Courts of Chaos, 1978). Le avventure di Corwin e dei suoi alleati e nemici (ma le alleanze cambiano fin troppo spesso!) si svolgono in molti mondi diversi, ma al centro di tutto c'è sempre la città di Ambra. La quale ha poi due città gemelle, Arbma (un reame subacqueo speculare ad Ambra, ovviamente chiamato Rebma nell'edizione originale) e Tir-na Nog'th (la sognante città celeste, raggiungibile solo in alcune ore della notte). Ad Ambra si contrappongono le Corti del Caos, il luogo dell'eterno mutamento, instabili ed anarchiche per definizione, poste all'altra estremità dei mondi d'Ombra.
Inizialmente la storia riguarda la lotta per il potere tra Corwin e Eric, anche se all'orizzonte si profila un'oscura minaccia che si prospetta più grave di ogni lotta tra fratelli. Dal terzo romanzo (dove entra in scena un personaggio fondamentale, Brand) la vicenda si fa più complessa e surreale, fino a toccare punte di riflessione metafisica che finiscono per avere la meglio sull'azione, il che personalmente ho apprezzato solo fino ad un certo punto. Zelazny (1937-1995) è uno scrittore acuto e intelligente, un maestro della creazione di mondi assurdi, di complesse mitologie e di eroi semidivini (anche nei suoi capolavori fantascientifici, come Io, l'immortale o Signore della luce), ma alla fine dà forse il meglio nelle descrizioni dei duelli, delle rocambolesche avventure dei suoi eroi, delle epiche battaglie... senza nulla togliere all'elaborata cosmogonia di Ambra, per carità. In ogni caso la storia è piena di duelli, intrighi, tradimenti, il tutto in un'ambientazione medieval-rinascimentale che però spesso viene in contatto con il nostro mondo (con alcuni esiti curiosi, come i guerrieri medievali che fumano sigarette) e con altre realtà, come Avalon o vari strani mondi popolati da creature mostruose e popoli incredibili. Una vera festa dell'immaginazione, oserei dire, a patto di non perdersi nelle quasi psichedeliche divagazioni metafisiche degli ultimi tre romanzi, che rimangono comunque affascinanti.
I nomi dei personaggi e dei luoghi non sono particolarmente originali: Zelazny pesca da varie mitologie, dalle leggende arturiane e da Shakespeare, ma complessivamente tutte queste citazioni non stonano affatto, anzi danno una certa profondità mitica agli eventi narrati. La narrazione è in prima persona, così sappiamo per certo che Corwin non morirà alla fine della vicenda (anzi, già nei primi romanzi il protagonista stesso ci dà delle indicazioni su dove si trova mentre scrive le sue vicende). Lo stile è particolarissimo: Corwin alterna un tono ironico e quotidiano a grandi punte di lirismo, specie nei dialoghi con l'odiato Eric, dove nella versione originale compaiono un tono e un lessico che sembrano presi pari pari da Shakespeare. Certamente una saga epico-mitologica come questa, narrata in prima persona, potrebbe apparire un po' particolare. Eppure il risultato globale, stilisticamente, è decisamente notevole.
Le Cronache di Ambra sono un ciclo ormai classico della fantasy, una vera pietra miliare nella storia del genere. Consiglio quindi la lettura della pentalogia a tutti gli appassionati di fantasy, che troveranno certamente pane per i loro denti. L'unico appunto negativo è, come detto sopra, l'eccessivo divagare metafisico nella seconda metà della saga, ma questo non ne scalfisce troppo la bellezza. La saga continua poi in un secondo ciclo di altri cinque romanzi, al momento irreperibili in italiano (anche se esiste un omnibus in inglese con tutte e dieci le parti della saga), con un nuovo protagonista che qui non svelo...
Un ciclo epico e affascinante, consigliato a tutti gli amanti del genere fantasy e non solo.

venerdì 10 luglio 2009

Alle radici dell'Epica


Steven Erikson, The Malazan Book of the Fallen (1999-?)

Cominciamo con un mea culpa: finora il genere fantasy è stato assente dal mio blog, un po' perché ero dedito a letture di altro tipo, un po' perché dopo anni passati a leggere di maghi, draghi, principesse e spade incantate ero un po' stufo dei soliti luoghi comuni tipici del genere (anche se, in fondo, il dire che la fantasy è un genere fatto di luoghi comuni è esso stesso un luogo comune, no?). Ultimamente però, leggendo le Cronache di Ambra di Roger Zelazny, ho riscoperto l'amore per questo genere così epico e avventuroso... Al momento la suddetta saga è in lettura (ho letto i primi due romanzi, ne mancano tre quindi... poi vediamo se è recuperabile, anche solo in inglese, la pentalogia successiva), anche se nel frattempo ho iniziato a leggere Reaper's Gale, il settimo gigantesco volume della saga di Steven Erikson, della quale appunto mi appresto a parlare in questa sede.
Una precisazione: il genere grammaticale del termine "fantasy" è incerto, dato che in particolare negli ultimi anni si è imposto il genere maschile, dunque "il fantasy". Il sottoscritto però è sempre stato abituato a leggere "la fantasy", come si diceva una volta, ergo se userò solo il femminile nessuno si stupisca!
Erikson e il Libro Malazan dei Caduti, dunque... e già qui casca l'asino: in Italia la saga è nota, inspiegabilmente, come La Caduta di Malazan, un titolo fuorviante e assolutamente non fedele allo spirito dell'opera. Infatti il "libro" di cui si parla, stando allo stesso autore, è un riferimento al volume in cui Napoleone scriveva i nomi dei suoi soldati caduti, affinché non fossero dimenticati. La saga dei Malazan, una lunghissima e cruenta epopea di guerra, violenza e sopraffazione, è una sorta di "ciclo dei vinti" (i puristi mi perdonino il riferimento a Verga), in cui si narrano le vicende delle vittime della guerra, persone loro malgrado coinvolte in un'interminabile sequenza di conflitti e gettate in un mondo di caos e brutalità insensata. Come se lo scopo di Erikson fosse fissare nella memoria le storie di tanti personaggi che si perdono nelle vicende di un mondo immaginario vastissimo, complesso, stratificato e alla fine fondamentalmente incomprensibile. Dunque la traduzione italiana del titolo non trasmette questo profondo significato insito nell'originale, oltre ad essere sbagliata in senso stretto: Malazan (malazano, insomma) è un aggettivo, riferito all'Impero Malazan e ai suoi abitanti, il cui nome deriva dalla città di Malaz. Sarebbe stato più corretto (anche se sbagliato per quanto riguarda la storia in sé) un titolo come La Caduta dei Malazan... beh, basta con queste sottigliezze, andiamo avanti.
Raccontare la saga dei Malazan e il mondo in cui si svolge è un'impresa che definire arduo è davvero poco: si tratta di un universo fatto di molte dimensioni parallele, anche se tutto ruota intorno ad un unico mondo "materiale". Già solo il pianeta principale su cui si svolgono le vicende, però, presenta una ricchezza e una profondità davvero senza precedenti nella storia del genere fantasy. Innanzitutto i vari romanzi sono ambientati su continenti diversi: il primo e il terzo a Genabackis, un continente che lotta strenuamente contro le mire espansionistiche dell'Impero Malazan; il secondo e il terzo nel subcontinente di Sette Città, una sorta di microcosmo fatto di innumerevoli regni, città, tribù e fazioni sottomesse all'Impero ma sempre sul punto di esplodere in una ribellione aperta, come poi in effetti succede. Il quinto romanzo poi ci porta in una terra prima sconosciuta, dove assistiamo ad un conflitto tra due popoli, uno umano e l'altro no. Nel corso della saga le vicende che si svolgono in regioni diverse del mondo si intrecciano spesso, così come i personaggi, che viaggiano da un continente all'altro nel corso delle loro peregrinazioni. Questo mondo è talmente ricco che per crearlo ci sono voluti ben due pazzoidi: il nostro Steven e il suo amico Ian Cameron Esslemont, a sua volta autore di una serie di romanzi collegati al ciclo principale, che ne narrano alcuni retroscena (purtroppo per ora le opere di Esslemont sono tutte inedite in Italia). I Nostri hanno iniziato a creare questa ambientazione nei primi anni '80, come ambientazione per un gioco di ruolo; successivamente hanno pensato di farne il copione per un film, ma alla fine quel progetto è naufragato e la storia progettata da Erikson è diventata il primo romanzo della serie, I Giardini della Luna (Gardens of the Moon, 1999). La saga è stata fin dall'inizio concepita come una serie di dieci libri: al primo sono seguiti La Dimora Fantasma (Deadhouse Gates, 2000), Memorie di Ghiaccio (Memories of Ice, 2001), La Casa delle Catene (House of Chains, 2002), Maree di Mezzanotte (Midnight Tides, 2004), I Cacciatori di Ossa (The Bonehunters, 2006), Reaper's Gale (2007) e Toll the Hounds (2007). Presto dovrebbe uscire il nono volume, Dust of Dreams, mentre l'ultimo si intitolerà The Crippled God. In Italia, dunque, sono usciti i primi sei romanzi del ciclo, anzi i primi cinque e metà del sesto (a causa della mole veramente mastodontica I Cacciatori di Ossa è stato spezzato in due volumi, come già Memorie di Ghiaccio).

***

Ma dunque, di cosa si parla in questi romanzi? Come detto sopra, fondamentalmente si parla di guerra. Il primo libro inizia con un assedio e tutto il romanzo ruota intorno agli Arsori di Ponti, una squadra di veterani Malazan che rimarranno protagonisti per tutta la saga (insieme a uno stuolo di nuovi personaggi che compaiono man mano che la vicenda va avanti). In poche parole, I Giardini della Luna narra le vicende dell'Impero negli anni successivi all'apparente uccisione del suo fondatore, l'Imperatore Kellanved, da parte dell'assassina Surly, salita poi al trono con il nome di Laseen. L'ascesa dell'Imperatrice porta ad una spietata purga dei fedelissimi di Kellanved, gli stessi che hanno permesso all'Impero di espandersi, una battaglia dopo l'altra. Gli Arsori di Ponti, eroi della campagna di Sette Città, vengono traditi durante l'assedio della città di Pale sul continente di Genabackis e solo pochi si salvano. Tra questi troviamo il carismatico sergente Whiskeyjack, il caporale Kalam Mekhar (un abilissimo sicario dell'Artiglio, la setta degli assassini imperiali fondata da Surly/Laseen), l'astuto e potentissimo mago Ben lo Svelto, il geniere ("zappatore") esperto di esplosivi Fiddler e altri ancora. Gli Arsori superstiti si ritrovano con un nuovo giovane capitano, Ganoes Paran (un personaggio fondamentale per la saga) e una nuova recluta, una ragazzina che si fa chiamare Dispiacere (Sorry nell'originale) e che, benché giovanissima, è già una spietata ed efficientissima assassina. In realtà Dispiacere (che cambierà nome verso la fine del romanzo) è stata posseduta dal dio dei sicari, Cotillion, alleato di Tronod'Ombra (Shadowthrone). I due sono i padroni della Casa dell'Ombra, umani divenuti Ascendenti (ovvero divinità) e fin dall'inizio è chiaro che Tronod'Ombra non è altro che Kellanved, che brama vendetta contro Laseen, e il suo amico e alleato Dancer, che da mortale fu il più grande tra gli assassini. Le armi più potenti di Tronod'Ombra sono i suoi Segugi dell'Ombra, sette enormi mastini capaci di sterminare un intero esercito (come in effetti avviene all'inizio del romanzo). I due dèi iniziano a tessere un vasto intrigo, mentre gli Arsori di Ponti viaggiano verso Darujhistan, l'ultima e la più grande delle città di Genabackis schierate contro l'Impero. Tra gli alleati dei ribelli spiccano due Ascendenti antichi e potentissimi: Anomander Rake, il signore dei Tiste Andii, i Figli dell'Oscurità (che somigliano abbastanza agli elfi oscuri, se vogliamo cercare un paragone... Rake stesso invece è una sorta di Elric all'ennesima potenza) e Caladan Brood, un guerriero che compare a tutti gli effetti solo nel terzo romanzo. A Darujhistan, dove si svolge gran parte del romanzo, assistiamo ad una vicenda di intrighi, delitti, cospirazioni e sinistre alleanze che rende questo romanzo leggermente diverso da quelli successivi, più marcatamente bellici o di viaggio. Conosciamo un altro personaggio fondamentale, il giovane ladruncolo Crokus. L'intrigo portato avanti dagli dèi dell'Ombra si mescola a quello ordito dall'Imperatrice, alle trame di Rake e dei maghi di Darujhistan, alle interferenze di Oponn, una divinità doppia (fratello e sorella, i Gemelli della Fortuna). Nel frattempo assistiamo ad altre vicende come la breve e drammatica relazione tra il capitano Paran e la maga Tattersail (ne vedremo le conseguenze nel terzo romanzo), le folli azioni del mago Hairlock, la cui anima è confinata in una bambola di legno (!), gli intrighi e le schermaglie tra gli aristocratici di Darujhistan... Alla fine compare Raest, un Tiranno Jaghut, creatura antichissima e di grande potere, cosicché le vecchie alleanze e inimicizie crollano davanti al pericolo e infine una parte dell'esercito Malazan decide di diventare fuorilegge, evento che avrà le sue ripercussioni nel terzo volume, l'epicissimo Memorie di Ghiaccio. Qui un nuovo nemico, il Dominio di Pannion, rende necessaria un'alleanza prima impensabile, mentre una guerra violentissima e senza tregua sconvolge le terre a sud di Darujhistan, dove i folli seguaci del Veggente Pannion massacrano e divorano le loro vittime perseguendo una folle concezione religiosa. Qui viene fuori la centralità di Paran, il suo ruolo nello schema cosmico. Pian piano la vicenda inizia a prendere forma, mentre fa la sua comparsa il Dio Storpio, che potremmo definire l'Oscuro Signore di turno, anche se farlo sminuirebbe l'operato di Erikson, che è di un'originalità davvero senza precedenti. Infatti la storia è intricatissima e coinvolge decine di razze, popoli, eserciti, divinità ed eroi, in un affresco che va dalle fantasy urbana alla Leiber (taverne, ladri, sicari, complotti) a quella prettamente bellica fino alla high fantasy più folle ed enorme, con gli dèi stessi che intervengono nelle sorti dell'universo, finendo spesso per diventare loro le pedine, mentre mortali ambiziosi cercano il potere. La magia è ovunque, pervade il mondo con le sue infinite manifestazioni: i maghi attingono il loro potere dai Canali, dimensioni parallele che spesso sono dei veri e propri mondi. C'è poi da dire che le razze non umane sono tantissime e molto originali. Troviamo così i Tiste, tre popoli che si potrebbero paragonare agli elfi (sempre sminuendo il lavoro dell'autore, però): i Tiste Andii, i misteriosi Figli dell'Oscurità; i Tiste Edur, i feroci e barbarici Figli dell'Ombra; e i Tiste Liosan, i nobili e arroganti Figli della Luce. Ci sono poi i Teblor, barbari giganti dal passato glorioso e da loro stessi dimenticato, i Barghast, un altro popolo barbarico, o i Moranth, strane creature forse simili agli insetti e alleate dell'Impero Malazan, al quale forniscono la polvere esplosiva per le loro devastanti munizioni. Alcune razze sono talmente antiche e potenti da essere delle vere e proprie divinità: i Jaghut, creature alte, magre e zannute la cui potente e antica magia deriva dal canale del ghiaccio, l'Omtose Phellack; i misteriosi Forkrul Assail; i rettiloidi K'chain Che'Malle, una razza quasi del tutto estinta da centinaia di migliaia di anni, ma che possedeva tecnologie incredibili. Ma forse la creazione più particolare di Erikson sono i T'lan Imass, un'intera razza di non-morti! Gli Imass, 300.000 anni fa, erano dei proto-umani abitanti delle caverne, simili agli uomini di Neanderthal, divisi in clan e tribù. Dato che i potentissimi ed immortali (ma poco numerosi) Jaghut erano un potenziale pericolo, visto che la loro razza a volte generava i Tiranni, esseri potentissimi che costituivano un vero pericolo per tutta la vita del pianeta, e anche a causa dell'arroganza di queste creature così potenti, gli Imass giurarono di sterminarli senza pietà; ma per farlo dovevano diventare immortali, così grazie ai loro sciamani (i Divinatori) crearono un terribile e potentissimo Rituale collettivo, diventando non-morti in modo da poter compiere il loro genocidio senza essere più ostacolati dalla mortalità. I T'lan Imass sono creature terribili, incredibilmente antiche e prive di umanità, eppure affascinanti. Il loro più grande campione, Onos T'oolan detto Tool, è uno degli eroi più interessanti della saga. Tool diventerà amico del mortale Toc il Giovane, un altro dei protagonisti della vicenda.

Ma cosa accade nei romanzi successivi? Come detto sopra, il secondo romanzo (La Dimora Fantasma) è ambientato a Sette Città, con tanti nuovi personaggi (più alcuni già visti nel primo libro). La storia ruota intorno alla ribellione contro l'Impero, che porta ad una serie di spietate stragi; il Pugno Coltaine, un tempo nemico e ora comandante delle forze Malazan, deve scortare migliaia di profughi attraverso il subcontinente, diretto all'ultima piazzaforte imperiale, la città di Aren. Il suo esercito deve affrontare la ferocia dei ribelli e questo romanzo è forse il più crudo e truculento della saga, davvero roba per stomaci forti. Fino alla terribile battaglia finale, dove la prosa di Erikson raggiunge un livello di pathos epico davvero ineguagliabile. E intanto seguiamo tantissime altre vicende, con delitti, tradimenti, rivelazioni sconvolgenti... Qui compaiono anche due personaggi davvero fenomenali: Icarium, un mezzosangue Jaghut, e il suo compagno di viaggio Mappo, un barbaro della razza Trell. I due sono guerrieri potentissimi che vagano di paese in paese, mentre Icarium cerca la verità su se stesso e sul proprio passato, una verità terribile che Mappo preferirebbe tenergli nascosta. Altri nuovi pesonaggi sono lo storico imperiale Duiker, il sacerdote mutilato Heboric e tanti altri ancora. Assistiamo al viaggio di una nave attraverso un misterioso canale oceanico, alla sofferenza degli schiavi nelle miniere imperiali, a mille altre avventure e piccole o grandi tragedie. Ne La Dimora Fantasma compaiono anche le sorelle di Ganoes Paran, Tavore e Felisin, la cui triste e drammatica vicenda avrà il suo epilogo nel quarto romanzo, diretto seguito del secondo. Felisin è stata condannata dalla sorella alla schiavitù durante le purghe contro la nobiltà volute dall'Imperatrice: ne nascerà una storia di degrado e disperazione, ma anche un profondo desiderio di vendetta.
La Casa delle Catene narra le conseguenze della ribellione, mentre le forze Malazan al comando di Tavore si riorganizzano per riprendersi le terre perdute. Intanto il Dio Storpio continua a tessere le sue trame, cercando di prendere un posto nel pantheon (questo dio maligno e sofferente proviene da una diversa e sconosciuta dimensione). Non sarebbe giusto rivelare l'intera trama della saga, quindi mi fermo qui. C'è da dire però che questo romanzo introduce un personaggio fondamentale, già apparso in precedenza come figura di secondo piano, ma che ora acquista un'importanza ed uno spessore enormi: Karsa Orlong, un gigantesco guerriero della razza barbarica dei Teblor, un combattente ferocissimo e indistruttibile, che sfida uomini e dèi nella sua personale epopea. Karsa è l'eroe che decide da solo il suo destino, il guerriero la cui volontà si oppone al fato che vorrebbe incatenarlo e che divora gli uomini più deboli. In questo romanzo compare anche il Tiste Edur Trull Sengar, un rinnegato la cui storia andrà a costituire il quinto romanzo, Maree di Mezzanotte, un enorme flashback dove assistiamo alla guerra tra gli Edur, ridotti a barbari nordici, e i Letherii, un popolo di umani devoti al Dio Denaro e sempre alla ricerca di nuove terre da occupare e nuovi popoli da sottomettere. Purtroppo gli Edur si rivelano un osso più duro del previsto, anche a causa di una blasfema alleanza col Dio Storpio... E così un giovane Edur si proclama imperatore e guida il suo popolo contro gli umani, mentre lui stesso diventa sempre più potente grazie ad una spada che lo rende immortale: ogni volta che viene ucciso risorge e diventa più forte, al punto che la sua ossessione diventa trovare un avversario degno che riesca ad ucciderlo e quindi a rinforzarlo ancora di più. Visto che per il mondo vagano autentiche macchine da guerra come Icarium o Karsa Orlong, il folle imperatore troverà pane per i suoi denti!
I romanzi successivi mischiano le vicende finora raccontate: I Cacciatori di Ossa riprende la vicenda di Sette Città e il conflitto tra i Malazan e i Ribelli, ma vi ricompaiono anche i veterani di Genabackis e gli Edur e i Letherii. Reaper's Gale, che ho da poco iniziato, narra lo scontro tra i Malazan e i Tiste Edur, mentre Toll the Hounds riporta finalmente la vicenda su Genabackis...

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A questo punto diventa arduo delineare un quadro d'insieme della vicenda: una marea di personaggi, popoli e regni che rendono la storia incredibilmente intricata. Erikson, che è un archeologo e un antropologo, ha creato un universo con una profondità mitologica incredibile,ma che può lasciare spiazzati. Anche la scrittura del Nostro non è semplicissima: la narrazione è estremamente frammentaria e complessa. In effetti Erikson spiega ben poco al lettore: preferisce buttarlo a capofitto in questo ricchissimo universo fantasy, perché impari a nuotare da solo per così dire. Purtroppo per alcuni questo approccio è troppo arduo e difficile, sicché Erikson ha i suoi detrattori. In effetti il primo romanzo, anche se piuttosto lineare a livello di trama, ha una narrazione sincopata e spezzata che rende difficile la lettura, soprattutto all'inizio. Successivamente Erikson è migliorato moltissimo come narratore, ma le trame si sono fatte più complesse, cosicché la narrazione è molto frammentaria, con tantissime vicende parallele, ed è facile perdersi: personalmente ho sempre letto i romanzi della saga abbastanza lentamente, anche perché sono tutti lunghissimi e complicatissimi. Non una lettura da ombrellone, sia chiaro!
C'è da dire che i personaggi non sono facilmente catalogabili come buoni o cattivi: il male assoluto c'è eccome, ma le varie fazioni in lotta non esitano a trucidare innocenti in nome della propria causa e gli eroi stessi sono spesso figure grigie, moralmente incerte e controverse. Lo stesso Karsa Orlong inizia la propria "carriera" come brutale brigante e uccisore di innocenti, arrogante e spietato fino al midollo.
Una particolarità del ciclo dei Malazan è il fatto che gli eventi soprannaturali sono spesso privi di una spiegazione logica: o meglio, i personaggi spesso sanno cosa è accaduto, ma il lettore non è altrettanto fortunato. Inoltre la sospensione dell'incredulità può traballare qualche volta, specie quando i mortali si dimostrano potenti quanto gli dèi, o addirittura gli dèi stessi appaiono talmente deboli e indifesi che sembra strano che siano investiti di tutto quel potere. Può anche sembrare strano che eventi che si sono svolti nell'arco di centinaia di migliaia di anni trovino tutti il loro climax nei pochi anni in cui è ambientata la vicenda. Ma possiamo fare qualche concessione se il risultato finale è così epico... Erikson è strano, signore e signori, non possiamo farci niente! :)
C'è da dire che il dramma e la violenza delle vicende narrate hanno comunque un contraltare più leggero e umoristico: infatti Erikson crea una serie di personaggi folli, imprevedibili ed esileranti che spesso alleggeriscono il tono e spezzano la tensione drammatica. Così abbiamo Kruppe, un ometto di Darujhistan pieno di sé e fastidiosamente chiacchierone, ma molto più scaltro e potente di quanto appaia; Iskaral Pust, uno psicopatico sacerdote di Tronod'Ombra residente nel deserto di Sette Città, circondato da una schiera di scimmie volanti e sempre in conflitto con la moglie Mogora, una strega mutaforma non meno folle di lui; infine Tehol Beddict, un uomo d'affari impoverito di Lether che compare nel quinto romanzo, i cui strampalati dialoghi col suo enigmatico maggiordomo Bugg rendono Maree di Mezzanotte forse il più "umoristico" tra i romanzi del ciclo. Anche gli stessi soldati Malazan sono spesso protagonisti di scene da caserma folli ed esileranti, che a volte finiscono per causare problemi all'intero esercito.
Non mancano nemmeno scene mitologiche ambientate in epoche remotissime come nel prologo di Memorie di Ghiaccio o in quello, da brividi, di Maree di Mezzanotte. Insomma c'è un po' di tutto, in un affresco talmente enorme e complesso che è davvero impossibile coglierne tutte le sfumature... e in effetti tutta la mole di testo che ho scritto è estremamente riduttiva, dato che la saga è talmente enorme da richiedere decine se non centinaia di pagine per essere analizzata a dovere, con i suoi innumerevoli popoli e le sue centinaia di millenni di storia.
Insomma The Malazan Book of the Fallen è qualcosa di enorme, folle e intricato, ma allo stesso tempo epicissimo e talmente profondo da rivaleggiare con la storia e la mitologia del mondo reale... Lo stile particolare dell'autore può piacere o meno, ma sicuramente si tratta della saga più potente ed originale della fantasy contemporanea.